Tre questioni di confine sulla vita online

campo di grano - campo di lavanda

Credo che alcune delle riflessioni migliori sulle tendenze della vita online, e specialmente dell’interazione con i e sui social media, riguardino questioni “di confine”, nel senso che implicano punti di vista praticamente opposti. In questo articolo cercherò di mettere in relazione tre contributi specifici. Il primo è del 2011, ma è assolutamente attuale. Il secondo è di due giorni fa e il terzo è dello scorso autunno.

Eli Pariser è un attivista politico che ha deciso di affrontare di petto il problema della rilevanza delle informazioni che sono distribuite tutti i giorni su Internet (per esempio attraverso il sito Upworthy).

Che cosa è rilevante? Secondo Mark Zuckerberg, è rilevante ciò che ti interessa o che ti dovrebbe interessare: fatti che accadono nella tua zona di residenza, idee o temi su cui hai fatto ricerche su Google, prodotti o servizi simili ad altri che hai acquistato, ecc. Secondo Pariser, invece, è rilevante ciò che ti serve ad ampliare, anche in maniera scomoda, il tuo punto di vista.

Sono due opinioni diverse, spesso opposte. Infatti, la rilevanza di Zuckerberg esclude tutto ciò che può alimentare il confronto e il dubbio, e invece fondamentalmente include tutto ciò che definisce il più precisamente possibile una “buyer persona” (cioè un possibile acquirente). La rilevanza di Pariser invece include ciò che è funzionale allo sviluppo di un’identità critica, e dunque anche ciò che non apprezziamo (o che sembriamo non apprezzare in base alle nostre abitudini su Internet), ma che dovremmo tenere in considerazione come cittadini responsabili. La rilevanza è dunque un tipico problema di confine, il segno di uno spartiacque che sembra implicare la necessità di decidere su quale versante stare. Ma è davvero così?

Nel 2011, Pariser ha coniato il termine “bolla filtro” (filter bubble), con il quale intende “l’universo di informazione personale” che ognuno vive online come conseguenza degli algoritmi di gestione delle preferenze usati da siti come Google, Facebook o Netflix. “Internet ci sta facendo vedere ciò che pensa che vogliamo vedere,” dice Pariser, “ma non necessariamente ciò che abbiamo bisogno di vedere.” Il risultato è che “invece di una dieta di informazione bilanciata, finiamo per essere circondati da cibo spazzatura di informazione.” Secondo Pariser, è tempo che agli algoritmi si affianchino attori umani capaci di tenere conto delle implicazioni etiche della distribuzione delle informazioni. Una soluzione di compromesso dunque, che cavalca il confine.

Nel suo discorso d’addio di due giorni fa, Barack Obama ha citato esplicitamente le bolle filtro. “Per troppi di noi,” ha detto Obama, “è diventato più sicuro ritirarci nelle nostre bolle, che siano i nostri quartieri, o i campus dei college, o i luoghi di culto, o specialmente i nostri feed sui social media, circondati da persone che sembrano simili a noi e condividono la stessa prospettiva politica e non mettono mai in discussione le nostre assunzioni … e, sempre di più, diventiamo così sicuri dentro le nostre bolle che iniziamo ad accettare solo l’informazione, vera o falsa che sia, che si adatta alle nostre opinioni, invece di basare le nostre opinioni su prove esterne.” Secondo Obama, questo “grande smistamento” delle persone in categorie nette e impermeabili rappresenta una “minaccia alla nostra democrazia.”

Anche per Obama, dunque, esiste un conflitto fra concezioni opposte di rilevanza. Da un lato ciò che conferma le nostre credenze, dall’altro ciò che le mette in discussione. Sia Pariser sia Obama credono che l’instabilità prodotta dal confronto fra opinioni sia preferibile alla stabilità prodotta dal trinceramento di parte, perché la prima è democratica mentre la seconda è autoritaria.

Daniel Dennett è un importante filosofo Americano che cerca di presentare un pensiero scettico e ateo sensibile alle implicazioni etiche e sociali. In un suo articolo su Skeptical Inquirer, Dennett affronta il problema della relazione fra autorità e scetticismo.

Scrive Dennett: “Uno degli effetti collaterali indesiderati della più meravigliosa democratizzazione della conoscenza introdotta dall’età di Internet è che stiamo perdendo il consenso su che cosa consultare quando facciamo una scommessa.” Dennett si riferisce al fatto che non sembrano esistere più riferimenti condivisi per risolvere le dispute. Se in passato siamo stati spesso schiavi delle autorità, oggi tendiamo spesso a essere degli “scettici istintivi a tutto tondo.” Secondo Dennett (un filosofo scettico), questo tipo di scetticismo estremo non ci sta facendo bene, perché sta portando a una pandemia di cinismo altrettanto estremo che “fiacca l’entusiasmo della gente e minaccia la sicurezza e la coordinazione che permettono a una società libera di operare.”

È uno scetticismo troppo facile, sostiene Dennett, “un trucco che disabilita la fiducia e rende più difficile agire in maniera risoluta sulla base dell’informazione condivisa.” In altre parole, la mancanza di riferimenti autorevoli sufficientemente condivisi non sarebbe affatto una liberazione, perché appiattisce il dibattito. Purtroppo, gran parte delle persone non sembra preoccuparsi troppo della questione di confine che è il conflitto fra autorità e libertà di opinione. Invece, la nuova opportunità di confronto libero inaugurata dalle arene online è spesso celebrata e sostenuta a gran voce.

Che cosa può fare dunque l’individuo consapevole? Secondo Dennett, è necessario cercare di mantenersi su una via di mezzo, che consiste nel “camminare sulla corda tesa fra appropriata impazienza verso l’ignoranza auto-congratulatoria da un lato e dall’altro un’apertura mentale così tollerante da garantire al nonsenso un ‘rispetto’ che comunque è solo verbale.” In altre parole, bisognerebbe cercare di rimanere al confine, di mediare fra tendenze opposte. Ma quanti ci riescono? L’impressione è che il confine sia poco abitato, che sia in realtà una terra di nessuno, o di pochi esploratori.

Il panorama delineato da Dennett, la tendenza allo scetticismo estremo, è perfettamente in linea con la questione delle bolle filtro. Infatti, chi preferisce vivere dentro la propria bolla, assumendo posizioni nette e spesso radicali, non sembra in grado di discutere con chi la pensa in maniera diversa o opposta. La democratizzazione del dibattito sbandierata e venduta online è solo apparente. In realtà, troppo spesso non c’è affatto dibattito, ma scontro, insulto, odio. “Non tutti i punti di vista sono ugualmente ‘validi,'” scrive Dennett. “Per dirla senza mezzi termini, il rispetto politicamente corretto per tutti i punti di vista minaccia il controllo di qualità del pensiero dal quale dipende la società moderna.”

Come Pariser e come Obama, anche Dennett lancia l’allarme: il futuro della società dipende da un equilibrio delicato fra libertà e responsabilità, ed è necessario agire presto, prima che le trincee fra le opinioni si rafforzino troppo. È necessario popolare i confini, trasformare le terre di nessuno in baluardi del pensiero informato, perché, come ha detto Obama, “senza una base comune di fatti, senza la volontà di ammettere nuova informazione, e di concedere che il tuo opponente potrebbe avere un punto di vista accettabile, e che la scienza e la ragione contano, allora continueremo a parlare senza capirci, e renderemo impossibili il terreno comune e il compromesso.” Anche Obama dunque sottolinea una soluzione che opta per cavalcare il confine. Il compromesso informato infatti è un segno di maturità che si contrappone al rifiuto dei mezzi termini tipico dell’adolescenza, che invece troppo spesso scegliamo di vivere quotidianamente online…

Fonti:

1. TED Talk di Eli Pariser sulle “bolle filtro”: https://www.ted.com/talks/eli_pariser_beware_online_filter_bubbles (video e trascrizione).
2. Discorso d’addio di Barack Obama: https://www.whitehouse.gov/farewell (video e trascrizione).
3. “Authority and Skepticism”, un articolo di Daniel Dennett su Skeptical Inquirer: http://www.csicop.org/si/show/authority_and_skepticism

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