Evoluzione biologica 101

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Nel 1837 Darwin scarabocchiò su un taccuino questo albero evolutivo, che da un tronco unico si divide nel tempo nei rami A, B, C e D. Qualche anno dopo aggiunse in alto le parole “I think”, cioè “penso”.

Da allora, grazie allo stesso Darwin innanzitutto e poi a tanti altri studiosi, la teoria dell’evoluzione biologica ha fatto grandi passi avanti, ed è stata confermata come fatto scientifico da una massa enorme di prove sperimentali.

L’evoluzione biologica è il fatto che le specie viventi nascono, si consolidano, cambiano, e muoiono.

Ogni essere vivente appartiene a un gruppo chiamato “specie”. In particolare, ogni specie si compone di esseri viventi in grado di generare fra loro prole fertile. Ogni specie (incluso Homo sapiens) evolve nel tempo, in risposta a quattro fattori: deriva genetica, migrazione, mutazione, e selezione naturale.

La deriva genetica è la diffusione dei geni (cioè delle unità dell’ereditarietà biologica) secondo le leggi probabilistiche del caso. Normalmente, la deriva genetica favorisce l’uniformità interna alla specie.

La migrazione, o flusso genico, è il cambiamento delle frequenze dei geni in una popolazione della specie in seguito all’arrivo di individui di una popolazione della stessa specie ma che ha frequenze geniche diverse, oppure in seguito alla separazione e all’isolamento di una parte della popolazione originaria.

La mutazione è il cambiamento casuale (spontaneo o indotto) di una parte del genoma (l’insieme di tutti i geni) di un individuo durante la trasmissione ereditaria.

La migrazione e la mutazione favoriscono la varietà all’interno della specie.

La selezione naturale è la forza che tende a far sopravvivere i geni più adatti a sopravvivere nell’ambiente in cui vive la specie. Finché l’ambiente non cambia troppo, la selezione naturale è per lo più un fattore uniformante; ma, appena i cambiamenti diventano importanti, la selezione naturale diffonde una parte della varietà (quella favorevole al cambiamento) prodotta dalle mutazioni e dalle migrazioni.

I fattori che favoriscono l’uniformità contribuiscono al consolidamento di una specie. I fattori che favoriscono la varietà contribuiscono invece, nel lungo periodo, alla divisione della specie in sottospecie e, nel lunghissimo periodo, alla formazione di specie nuove.

Le differenze genetiche all’interno di Homo sapiens NON sono sufficienti a identificare delle sottospecie. Homo sapiens è invece una specie geneticamente molto compatta.

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