La “Disgiunzione di Musk”: Simulazione o Catastrofe

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Elon Musk non è un profumo, nonostante il nome, bensì il massimo dirigente di importanti corporations come Tesla Motors e SpaceX. Musk è una figura pubblica nota, un celebre “visionary”, un termine che oggi va di moda, e che generalmente ha un senso positivo di persona che è capace di immaginare scenari futuri realistici o di pianificare il futuro in maniera intelligente e creativa. (Un tempo, in italiano si usava spesso la parola “futurologo”, ma generalmente in senso negativo o ironico.) Il nome di Musk salta fuori sempre più spesso in Rete, generalmente a proposito dei suoi progetti tecnologici, come l’auto elettrica, ormai una reltà, o i viaggi su Marte, forse non troppo lontani nel tempo. Ma adesso è una sua idea filosofica a catturare l’attenzione dei social network, e a diffondersi ormai da quasi una settimana, nella forma consueta di meme che muta velocemente.

Musk ha proposto un argomento che dimostrerebbe il fatto che potremmo arrivare a vivere in un mondo in cui non ci sarebbe più di una probabilità su diversi miliardi di vivere nella realtà naturale, che lui chiama “realtà base”. In altre parole, che in futuro il mondo potrebbe essere tale che praticamente ogni evidenza possibile sarebbe a favore del fatto che staremmo vivendo in una realtà non naturale, simulazione di quella naturale.

Musk ha proposto il suo argomento (che riporterò fra poco) durante una conferenza, in risposta a una domanda dell’audience. Guardando il video, si ha l’impressione che Musk inizi a rispondere senza troppa convinzione. Addirittura, dopo aver esposto la sua tesi, chiede esplicitamente se per caso qualcuno trovi delle falle nel suo argomento. Ma nessuno si fa avanti con un tentativo di confutazione. E poi, è lo stesso Musk a sottolineare subito che il suo è esattamente il tipo di ragionamento che normalmente nessuno si sognerebbe di fare in circostanze normali, per esempio mentre sta facendo un idromassaggio. Cioè, come diceva David Hume, che una cosa sono i pensieri che una persona può avere quando mette i panni del filosofo (o del visionary), e un’altra cosa sono i pensieri che generalmente ha quando sta lavorando o è comunque impegnata in normali attività sociali o ricreative. In ogni caso, che Musk sia veramente convinto o no del proprio argomento, eccolo, analizzato e ricostruito con tutta la cura di cui sono capace:

P1) Dato un tempo sufficiente (per esempio diecimila anni), le simulazioni (come i giochi in realtà virtuale) potrebbero diventare indistinguibili dalla realtà.

P2) In effetti, sembra che siamo diretti verso questo scenario, perché la qualità e la diffusione delle simulazioni crescono sempre di più.

P3) Possiamo dunque immaginare un tempo in cui i dispositivi di simulazione sono diversi miliardi.

C1 – P4) Ma allora la probabilità che ci troviamo nella realtà naturale sarebbe in effetti una su diversi miliardi.

P5) E sarebbe meglio che questo scenario si realizzasse, perché se invece non si realizzasse, allora significherebbe che in effetti non abbiamo raggiunto il livello di civiltà che ci aspettavamo, dato il tasso di sviluppo attuale; e dunque potrebbe darsi molto verosimilmente che qualche evento calamitoso abbia cancellato la civiltà.

C2) Quindi, o saremo in grado di creare simulazioni indistinguibili dalla realtà oppure vorrà dire che la civiltà avrà smesso di esistere.

Come si può vedere, si tratta di un argomento “complesso”, fatto di due sotto-argomenti legati, con il secondo che segue logicamente dal primo. Il primo argomento è fatto delle premesse 1, 2 e 3 e conclude con C1; il secondo argomento è fatto delle premesse 4 (perché C1 diventa una premessa) e 5, e conclude con C2. (A ben vedere, P3 segue da P2, ma possiamo anche non considerare questa complicazione, senza troppi problemi.)

A prima vista, non sembra chiaro che cosa Musk cerchi di dimostrare: (1) che potremmo arrivare a vivere in una simulazione oppure (2) che vivremmo comunque nella realtà naturale, ma ogni cosa ci suggerirebbe il contrario? Ma dopotutto questo è un problema filosofico classico, a cui generalmente si risponde dicendo che si tratta della stessa cosa. Infatti la nostra credenza attuale di vivere in una realtà naturale si basa sul fatto che ne abbiamo delle prove. Cioè, che vivere o no in una realtà naturale sembra potersi giustificare solo sulla base delle evidenze che ne abbiamo. Perciò, quando Musk dice che ci potrebbero essere miliardi di dispositivi che ci suggerirebbero che stiamo vivendo in una realtà simulata, sta effettivamente dicendo che questo equivarrebbe a vivere effettivamente in una realtà simulata.

Attenzione: Musk non sembra dire che certamente arriveremo a vivere in una situazione del genere, e nemmeno sembra dire che oggi vivremmo già in una simulazione. Eppure, quest’ultima interpretazione delle sue parole è esattamente quella che si sta diffondendo di più in Rete, probabilmente per il sensazionalismo che suggerisce. Ciò che invece Musk dice, letteralmente, è che, secondo lui, esistono solo due possibilità: o arriveremo a vivere nella situazione che descrive oppure, qualsiasi situazione diversa significherebbe che la civiltà nel senso di progresso culturale e tecnologico è finita per qualche motivo (per esempio, perché un asteroide ha colpito la Terra e il mondo dei sopravvissuti è precipitato in una specie di era post-catastrofe). Quindi Elon Musk non ha svelato un’essenza nascosta nel mondo di oggi, bensì ha proposto una disgiunzione esclusiva probabilistica riguardante il futuro.

Una volta stabilito con sufficiente certezza che cosa Musk ha effettivamente detto, possiamo preoccuparci di cercare di stabilire se ciò che dice ha davvero senso. L’argomento di Musk è ragionevole? È valido (cioè la conclusione segue dalle premesse)? È solido (cioè è valido e le premesse sono anche effettivamente vere)?

Possiamo notare subito che l’argomento non può essere valido, perché è induttivo, non deduttivo. Infatti non esprime un’inevitabilità, una certezza, bensì una probabilità. Dunque non può nemmeno essere solido, perché le premesse sono al massimo più o meno probabili, e mai vere con certezza. (Se non conosci il significato tecnico di “valido” e di “solido” in logica, allora forse la pagina Facebook L’Aringa Rossa – Tips di Pensiero Critico può esserti di aiuto — in particolare, il post del 10 maggio 2016.)

Anche se l’argomento non è valido (anche se la sua conclusione non segue necessariamente dalle premesse, e dunque non è inevitabile), tuttavia sembra “induttivamente cogente”. Il futuro immaginato da Musk non sembra troppo fantascientifico. Le probabilità di un evento catastrofico a livello globale nei prossimi 100 secoli potrebbe non essere così bassa; e forse è ancora più alta la probabilità che la nostra civiltà continui ad avanzare agli odierni tassi di sviluppo, che sono quasi esponenziali.

Se c’è un punto su cui mi sento di criticare l’argomento di Musk è che non è affatto detto che questi siano i soli scenari possibili. Per esempio, la civiltà potrebbe virare verso scenari che mantengono un contatto importante con la realtà naturale, magari proprio perché l’idea di miliardi di persone che vivono collegate a dispositivi di simulazione fa paura!

Comunque, se davvero dovessimo raggiungere un livello di “sviluppo” paragonabile a quello descritto da Musk, con ogni essere umano che vive quasi costantemente attaccato a un dispositivo che gli presenta una qualche forma di realtà simulata, allora credo che possiamo concludere con Musk che sarebbe difficile conservare la credenza che viviamo in una realtà naturale.

Ma questo implicherebbe anche credere che noi stessi saremmo delle simulazioni? È un punto importante che vale la pena cercare di chiarire al massimo. Potremmo benissimo avere degli avatar virtuali, che magari diventerebbero la nostra identità sociale principale. Ma che cosa ci impedirebbe di considerarli appunto solo come degli avatar virtuali?

Beh, per capire quanto potrebbe essere difficile credere ancora nella realtà naturale, compresi i nostri corpi, dovremmo immaginarci fra diecimila anni (o meglio, immaginare i nostri discendenti). Immaginare cioè generazioni che vengono da altre generazioni precedenti che hanno sempre vissuto collegate a delle simulazioni, in maniera sempre più vasta e quasi costantemente. Se il corpo organico fisico perdesse importanza sociale, potremmo dimenticarcene? Forse sì. Se la medicina facesse passi in avanti tali da garantire la salute e magari una vita molto lunga (due secoli, o più), o si riuscisse addirittura a tenere in vita una persona indefinitamente, allora potremmo ben dimenticarci del nostro corpo fisico, cioè di ciò che ci lega alla realtà naturale, che ce la fa percepire. Potremmo smettere di credere che abbiamo un corpo fisico, perché non ne avremmo nessuna evidenza.

Sia come sia, gli argomenti induttivi, probabilistici, sono ragionevoli fintanto che la probabilità che affermano è significativa: stiamo parlando del 51%, del 70%, del 90%, del 99,9…%? Prima parlavo in generale di probabilità non basse, ma riusciamo anche a calcolare esattamente quante probabilità ci sono che un asteroide colpisca la Terra nei prossimi diecimila anni con effetti devastanti a livello globale? O quante probabilità ci sono che la civiltà raggiunga davvero il livello previsto da Musk?

Ciò che crediamo oggi, ciò di cui oggi abbiamo evidenza sufficiente, potrebbe anche rivelarsi falso o meno probabile domani, esattamente perché la civiltà, andando avanti, potrebbe scoprire dei limiti che prima non aveva visto. Questo è sempre successo, e non sembrano esistere motivi a priori per pensare che non potrebbe succedere ancora. Le credenze di ogni epoca variano: nel Medioevo e nel Rinascimento si credeva molto più di oggi negli angeli o negli spiriti, e forse nessuno avrebbe mai capito l’argomento di Musk o il significato di una espressione come “simulazione virtuale digitale”. Quindi, forse, fra diecimila anni potremmo credere a cose molto diverse da quelle che crediamo oggi, a cose che oggi non potremmo nemmeno capire. Insomma, sembra troppo presto per trarre delle conclusioni anche solo significativamente probabili.

Invece, credo che l’aspetto più importante dell’intervento di Musk sia il suo commento, apparentemente marginale, sul fatto che dopotutto si tratta di pensieri strani che uno normalmente non ha. Questa osservazione mi ha fatto venire in mente il commento di Hume che menzionavo. Vale a dire che va bene fare speculazioni, anche audaci come quella fatta da Musk, perché come esseri umani alcuni di noi hanno bisogno di farle (e le speculazioni più brillanti di tutte segnano spesso dei momenti importanti nello sviluppo della civiltà). Ma che va altrettanto bene ricordarsi che, oltre che “filosofi”, siamo anche persone comuni, con bisogni ed esigenze comuni, ma non per questo meno importanti.

Però è anche vero che i bisogni e le esigenze fondamentali di oggi potrebbero non rimanere gli stessi. Ogni tanto dovremmo pensare a queste cose (che cosa siamo, che cosa è importante per noi, come individui e come specie). Credo che lo dovremmo fare anche per cercare di mantenere la nostra vita a contatto significativo con la realtà naturale. Altrimenti, la previsione di Musk, o qualcosa di simile, potrebbe anche avverarsi.

Insomma, possiamo anche pensare che Musk ci stia invitando a filosofare di più, per cercare di costruire il miglior futuro possibile.

(Nota: l’essenza dell’argomento di Musk risale almeno al XVIII secolo, con Berkeley; nel XX secolo è stato riproposto da Hilary Putnam attraverso l’esperimento ideale del “cervello nella vasca”, da cui hanno tratto ispirazione i registi di The Matrix, film che ripropone l’argomento aggiornandolo ai tempi delle reti virtuali.)

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