“Ri-sceneggiature a posteriori”: come nei primi anni ’80 un bambino poteva trasformare la mancanza del videoregistratore in una fantastica opportunità creativa

Circa un anno fa, ho ritrovato due “testi liberi” senza data che però sono certo di avere scritto nell’ultimo anno delle scuole elementari.

Sono intitolati “I lottatori delle pantere” e “La paura incombe”. Il primo è chiaramente ispirato al cartone animato L’Uomo Tigre. Questo cartone è stato trasmesso in Italia a partire dal luglio 1982 (fonte TV Pedia), e alcune parti del racconto sono molto simili a fatti di cui si parla nei primi quattro episodi della serie . Dato che mi ricordo bene che discutevo di questo fantastico cartone con alcuni compagni delle elementari, sono certo di avere scritto il racconto (che, più che altro, è l’inizio di una storia) poco dopo aver visto quegli episodi.

Il secondo racconto è ispirato a “È una sporca faccenda, tenente Parker”, un film con John Wayne del 1972, che vidi in TV nei primi anni ’80 e che un mio compagno delle elementari e io consideravamo un capolavoro.

Alle scuole elementari, i testi liberi erano un po’ come dei temi in classe, ma il soggetto era, appunto, libero. Credo però di avere scritto a casa questi due racconti, perché sui fogli non c’è la data, e perché scrivere brevissimi racconti faceva parte dei miei giochi.

Probabilmente li ho definiti “testi liberi” perché non sapevo che potevo chiamarli semplicemente “racconti”. Oggi però mi piace ridefinirli delle “ri-sceneggiature a posteriori”, perché hanno un forte carattere cinematografico e perché, come dicevo, sono evidentemente ispirati da opere già esistenti, senza essere delle semplici trascrizioni della trama. Al contrario, leggendoli oggi mi vengono in mente anche altri cartoni, film, storie della mia infanzia.

Comunque di solito non cercavo di scrivere cose particolarmente originali, ma solo di divertirmi a esprimere liberamente una certa fantasia. Questo spirito libero mi impediva anche di preoccuparmi della grammatica o della chiarezza, come potrai notare. L’importante per me era ricreare velocemente qualcosa che mi aveva dato delle emozioni. Scrivevo solo per me, di getto, spesso subito dopo aver visto un film o un cartone che mi erano piaciuti, spinto unicamente dal desiderio di rivivere le storie, e soprattutto le immagini, che avevo visto in TV (ai tempi infatti non avevamo ancora un videoregistratore). Ecco dunque “I lottatori delle pantere” e “La paura incombe”!

I lottatori delle pantere (1982)

I lottatori delle pantere, 1 di 3 (P. Lostia, 1982)
I lottatori delle pantere, 1 di 3 (P. Lostia, 1982)
I lottatori delle pantere, 2 di 3 (P. Lostia, 1982)
I lottatori delle pantere, 2 di 3 (P. Lostia, 1982)
I lottatori delle pantere, 3 di 3 (P. Lostia, 1982)
I lottatori delle pantere, 3 di 3 (P. Lostia, 1982)

La paura incombe (1982)

La paura incombe, 1 di 2 (P. Lostia, 1982)
La paura incombe, 1 di 2 (P. Lostia, 1982)
La paura incombe, 2 di 2 (P. Lostia, 1982)
La paura incombe, 2 di 2 (P. Lostia, 1982)
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